Nadia vinse il viaggio con un disegno.
Il disegno mostrava la Terra vista da fuori, con le nuvole che coprivano metà Africa.
La commissione disse che era il più preciso.
Il razzo partì un martedì mattina.
Nadia aveva otto anni, una tuta bianca troppo grande e una lista di cose da fare.
La lista era questa: saltare, camminare, piantare qualcosa, guardare.
Il viaggio durò tre giorni.
Quando scesero, la prima cosa che Nadia notò fu il silenzio.
Non un silenzio come quello di notte in camera.
Un silenzio senza aria, dove nessun suono può viaggiare.
Poi provò a saltare.
Saltò così in alto che si spaventò, e scese così piano che ebbe il tempo di ridere mentre scendeva.
Camminò.
Ogni passo lasciava un'impronta perfetta nella polvere grigia.
Le dissero che quelle impronte sarebbero rimaste lì per milioni di anni, perché non c'è vento che le cancelli.
Nadia si fermò a guardare la sua impronta più a lungo di quanto avesse programmato.
Poi piantò la sua bandierina.
Non era la bandiera di un paese: era un rettangolo di stoffa con disegnato un albero.
L'ultima cosa sulla lista era guardare.
Nadia si girò verso l'alto.
E lì c'era la Terra.
Era azzurra, e piccola come una biglia tenuta lontano dagli occhi.
Da lassù non si vedevano i paesi.
Non si vedevano le strade, né le scuole, né le case.
Si vedeva solo una palla azzurra con sopra delle nuvole bianche, sospesa nel nero.
Nadia rimase a guardarla per venti minuti, e nessuno la chiamò.
Quando tornò, tutti le chiesero com'era la luna.
Nadia rispose sempre la stessa cosa.
"La luna è grigia e bellissima", diceva. "Ma la cosa più bella che si vede dalla luna siamo noi."
## Parliamone
- Quali erano le quattro cose sulla lista di Nadia?
- Perché ha risposto che la cosa più bella era la Terra?
- Se potessi portare una bandierina sulla luna, cosa ci disegneresti sopra?