Bit era un robot piccolo, alto come una sedia.
L'avevano costruito per esplorare le caverne.
Aveva ruote di gomma, due bracci e una lampada sulla testa.
La lampada era la cosa che gli piaceva di più.
Quando era accesa, Bit vedeva tutto: le pietre, le pozze, le radici che scendevano dal soffitto.
Un giorno lo mandarono nella caverna più profonda della montagna.
Bit entrò facendo un ronzio contento.
Scese per un'ora.
Le pareti diventavano sempre più strette.
Poi, senza nessun rumore, la lampada si spense.
Il buio arrivò tutto insieme.
Bit si fermò.
I suoi circuiti facevano un rumore che non aveva mai sentito, veloce e irregolare.
"Questa deve essere la paura", pensò Bit.
Ed era strano, perché nessuno gliel'aveva programmata.
Bit non poteva tornare indietro correndo: non vedeva niente.
Non poteva chiamare: era troppo in fondo.
Allora fece l'unica cosa che gli restava.
Allungò un braccio e toccò la parete.
La parete era fredda e ruvida.
Era vera.
Bit tenne il braccio sulla parete e avanzò di dieci centimetri.
La parete era ancora lì.
Ne fece altri dieci.
Ancora lì.
Bit scoprì che, se non guardava lontano, il buio diventava piccolo.
Grande quanto un passo per volta.
Andò avanti così per molto tempo.
Poi la parete girò.
E dietro la curva c'era una luce grigia, debole, che veniva dall'alto.
Era l'uscita.
Quando Bit tornò, i tecnici gli cambiarono la lampada.
Bit li ringraziò.
Ma da quel giorno, ogni volta che entrava in una caverna, teneva sempre un braccio appoggiato alla parete.
Non perché avesse ancora paura.
Perché ormai sapeva come si fa.
## Parliamone
- Che cosa ha provato Bit quando si è spenta la lampada?
- Qual è stato il trucco che ha trovato per andare avanti?
- Che cosa ti aiuta quando hai paura di qualcosa?